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I RISCHI DI UNA "BELLA ABBRONZATURA" PER I BAMBINI

 

di Fabio Arcangeli

 

U.O. di Dermatologia, Ospedale Infermi, Rimini

 

 

Per quanto il sole rappresenti un elemento indispensabile per la vita sul nostro pianeta, e un fattore generale di benessere per l'organismo umano, oggi non e' più' ragionevole sottovalutare i danni che un’esposizione solare eccessiva o in ogni caso non adeguata rispetto alla propria difese naturali può' produrre alla salute. Non si tratta tanto degli "inconvenienti" che possono presentarsi a breve distanza di tempo dalla esposizione (eritema solare, "lucite polimorfa",

Fotodermatiti allergiche e tossiche, ecc. quanto dei danni a lungo termine, correlati prevalentemente agli effetti cumulativi (dose-dipendenti) che le radiazioni ultraviolette producono nell'interazione con le strutture biologiche della cute.- Il danno da sole: invecchiamento e tumori epiteliali E' assodato che l'esposizione prolungata alla luce solare, per motivi occupazionali o ricreativi, è il principale fattore di "invecchiamento cutaneo precoce". Le modificazioni morfologiche e strutturali della cute delle regioni fotoesposte, considerate espressioni di invecchiamento, non sono solo il risultato di una degenerazione intrinseca del materiale biologico cutaneo, ma rappresentano soprattutto l'effetto deteriore dell'aggressione cronica della radiazione ultravioletta. Basti pensare a quanto "vecchio" si presenti il volto di un marinaio o di un contadino di media età e, per contro, a come la pelle dei soggetti che abbiano vissuto "al riparo dal sole" dimostri caratteristiche tali da farla ritenere appartenente ad individui molto più' giovani. Del resto le regioni regolarmente esposte sviluppano le stimmate della senilità– colore grigiastro, rughe profonde, ispessimento e perdita di elasticità', melanosi, cheratosi - più precocemente e in modo più  accentuato rispetto a quelle protette. Ciò che è più rilevante dal punto di vista di sanità  pubblica è che le radiazioni ultraviolette - in particolare quelle a bassa lunghezza d'onda(UVB) - sono sicuramente responsabili dell'insorgenza dei tumori epiteliali della cute (epiteliomi spinocellulari e basocellulari), i tumori umani più' frequenti in assoluto: negli USA i casi di epitelioma diagnosticati nel1996 sono stati circa 800.000.Che ciò' accada può' essere empiricamente evinto dall'osservazione clinica:  gli epiteliomi prediligono le sedi fotoesposte (il volto, il capo e il dorso  delle mani), gli individui di razza caucasica, in età avanzata, quelli cronicamente esposti al sole per motivi professionali, quelli con pelle chiara e fotosensibile. Il dato e' suffragato poi dalla gran quantità' di studi epidemiologici prodotti negli ultimi decenni che documentano come l'incidenza di queste neoplasie aumenti con il diminuire della latitudine geografica, raggiungendo punte massime in Australia, terra battuta dal sole e popolata da individui di pelle chiara (443 casi ogni 100.000 abitanti nel 1987, tanti di più' dei 10 casi ogni 100.000 abitanti registrati in Islanda nello stesso anno).Altrettanto convincenti sono i modelli di fotocarcinogenesi sperimentale nell'animale, che dimostrano come gli UVB siano capaci di determinare l'insorgenza di epiteliomi basocellulari e spinocellulari (specie negli individui più giovani e con cute più chiara) e come anche l'irradiazione con UVA, seppur con minore efficacia, possa provocare la comparsa di epiteliomi spinocellulari. Infine, in alcune malattie genetiche caratterizzate da un’eccezionale vulnerabilità' alle radiazioni ultraviolette, quali ad esempio lo xeroderma pigmentoso, la possibilità' d’insorgenza di epiteliomi (ma anche di melanoma) diventa certezza. In questi casi la neoplasia non compare nell’età' media o avanzata, come di consueto, ma nel corso dell'infanzia o dell’adolescenza.

Attualmente il rischio relativo di essere colpiti da un epitelioma, nel corso della vita, e' stimato pari a 3.0 per le persone che si espongono moderatamente al sole e pari a 6.0 per quelle che si espongono in modo eccessivo e prolungato. L'Enviromental Protection Agency americana ammonisce, poi, che ad ogni punto percentuale di ulteriore riduzione dell'ozono corrisponderà' un incremento del 2% degli UVB che raggiungono la terra e a ciò' farà seguito un aumento dell'1-3 % dei casi annui di epiteliomi. Per prevenire i tumori epiteliali della cute occorre quindi prevenire i danni cumulativi da sole, favorendo tutte le misure di fotoprotezione e soprattutto limitando i tempi delle esposizioni ricreative o in ogni modo evitabili. Se si tiene conto del fatto che oltre il 50% della quantità' totale d irradiazione ultravioletta ricevuta nel corso della vita e' ricevuta prima dei 18 anni di età', il pediatra non può  ritenersi estraneo a questo che e' problema di sanità' pubblica.

- Il melanoma

Anche per il melanoma, negli ultimi decenni, sono stati raccolti numerosi dati a sostegno di un ruolo causale dell'esposizione solare. Il più' convincente di questi e' la maggiore incidenza di melanoma registrata nelle zone geografiche a forte irraggiamento solare rispetto a quelle meno soleggiate (40 nuovi casi all'anno versus 5 nuovi casi all'anno per 100.000abitanti) e ciò' anche quando si considerassero popolazioni omogenee per etnia e fototipo. Il melanoma tuttavia (ad eccezione della varietà Lentigo Maligna, poco frequente e tipica delle persone anziane) non predilige in modo cosi' deciso le aree del corpo più' esposte alla luce nÚ risulta più' incidente fra le categorie professionali cronicamente esposte al sole. Anzi, prevale tra gli strati sociali più' abbienti, che vi si espongono saltuariamente e per motivi ricreativi. Il rapporto con l'esposizione solare in questo caso sarebbe diverso rispetto a quello degli epiteliomi: decisivo sarebbe il danno solare acuto e ripetuto (arrecato al DNA cellulare), capace forse di oltrepassare i limiti delle possibilità' dei sistemi di riparazione, la cui relativa inefficienza lascerebbe spazio alla proliferazione di cloni cellulari mutati. Il melanoma infatti correla significativamente con le esposizioni intermittenti e soprattutto con le scottature solari, specie in età pediatrica. Alla eccessiva esposizione solare viene attribuito un rischio relativo pari a 3.0, mentre 5 o più ustioni solari prima dei 20 anni comportano un rischio relativo pari a 22. Ancora dati inquietanti, dunque, insieme alla certezza del persistente drammatico aumento dell’incidenza di questo tumore: sempre negli USA l 'incidenza del melanoma e' aumentata di oltre l'80% negli ultimi due decenni e, nel 1997, il rischio di avere un melanoma nel corso della vita e' stato di 1 su 82 (1 su 55 in Australia) .Per quanto il melanoma non rappresenti in sÚ un problema dell' età pediatrica (solo lo 0.3 - 0.5 % dei melanomi insorge prima dei 18 anni, e gran parte di questi dopo i 12 anni), già' nell'infanzia possono, quindi, intervenire eventi determinanti, quali le scottature solari; pertanto già in questa età si dovrebbero attivare dispositivi di prevenzione.-
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